Come riconoscere un’intolleranza: Prick test e Vega test

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Come riconoscere un’intolleranza: Prick test e Vega test

Il prick test è un’indagine diagnostica allergologica semplice, sicura e poco costosa; per questo motivo, in genere, rappresenta l’esame di prima istanza di fronte al sospetto di un’allergia. Viene effettuato anche in ambito pediatrico a partire dall’anno di età, mentre nei bambini più piccoli è poco utile per la scarsa reattività cutanea.

Il prick test viene frequentemente utilizzato per lo screening degli allergeni di origine alimentare ed inalatoria. Per l’identificazione delle allergie cutanee, come quella al nichel, si utilizza invece il cosiddetto patch test.

Nei casi di sospetta allergia alimentare, di fronte ad un prick test negativo è possibile ricorrere ad un esame assai simile, chiamato prick by prick test. Durante tale indagine, anziché utilizzare un estratto allergenico diluito (solitamente in glicerina), si ricorre direttamente all’alimento fresco. Pertanto, lo spillo viene immerso nel cibo da testare e successivamente fatto penetrare nell’epidermide del paziente per effettuare il prick test secondo le procedure appena descritte.

Il vantaggio del prick by prick test è che con questa tecnica si supera il limite di una possibile scarsa stabilità della soluzione allergenica, ed il conseguente rischio di falsi negativi.

 

Il vega test è un sistema diagnostico di naturopatia non riconosciuto dalla medicina tradizionale.
Viene utilizzato per svelare eventuali malfunzionamenti degli organi (reni, fegato, ghiandole endocrine ed esocrine ecc.) o per identificare delle reazioni avverse agli alimenti. Il vega test è dunque il progenitore degli attuali strumenti per la diagnosi di intolleranze alimentari; tuttavia il suo principio di funzionamento si basa sulla fisica quantistica, una teoria ad oggi non ancora univocamente accettata dalla comunità scientifica.

Il medico tedesco Reinhold Voll, a metà del secolo scorso, iniziò valutando la carica elettromagnetica delle zone di agopuntura cinese, rispettivamente comunicanti tramite dei meridiani fissi: 12 secondo la disciplina classica, più altri 8 che scoprì da sé. Questi meridiani collegano gli organi a dei punti di grande sensibilità, lasciando correre una specifica corrente elettrica (oggetto dell’analisi). Il vega test comunica con l’organismo tramite la continuità di un cavo elettrico, all’estremità del quale sono posti due elettrodi; uno si inserisce nello strumento, l’altro viene applicato sulla cute. Nel vega test è predisposto un alloggio specifico nel quale bisogna caricare delle apposite fiale contenenti un liquido in soluzione. Ad esempio, inserendo la fiala specifica per il fegato ed applicando l’elettrodo in un punto specifico del corpo (sulla pelle), il vega test ne misurerebbe la bioenergetica e capterebbe eventuali compromissioni di questo organo.